• Pablo Ayo

Nibiru, il 10° pianeta di Zecharia Sitchin

La morte di Zecharia Sitchin ha gettato in costernazione migliaia di suoi lettori in tutto il mondo. Eppure il sumerologo azero continua a vivere in quello che ci ha lasciato in eredità: nei suoi numerosi scritti, nei suoi studi sugli antichi visitatori extraterrestri Annunaki, nelle sue interviste, nelle sue incredibili teorie e soprattutto nella ricerca del misterioso decimo pianeta: Nibiru…




Di Pablo Ayo


A vederlo sembrava un personaggio delle fiabe, uno di quei vecchietti dallo sguardo buono sempre intento a costruire strani marchingegni o a ponderare su qualcosa di fantastico. Come un moderno mastro Geppetto, o come il professor Albus Silente, a dispetto dell’età Zecharia Sitchin ogni giorno rimaneva ore e ore nel suo studio a lavorare sulle sue teorie e a sviluppare nuovi progetti, sempre inerenti la rilettura degli antichi miti sumeri (e non solo) in chiave ufologica. In qualche strano modo la stessa figura fisica di Sitchin, piccolo, con un po’ di pancetta, sempre curvo sul suo lavoro, con quel sorriso bonario che spuntava da sotto i baffi bianchi e uno sguardo acuto e divertito che lampeggiava ogni tanto da dietro i suoi occhialoni, finiva per condizionare le persone – me compreso – a immaginare Sitchin relegato in una sorta di mondo fantastico senza tempo, quasi fosse una specie di Babbo Natale che viveva felice nel suo Polo Nord della ricerca pura. A tal punto che nessuno sembrava considerare anche solo lontanamente possibile una sua dipartita. Lo stesso Sitchin sembrava osservare con bonaria indifferenza i suoi problemi medici. In una nota inserita da lui personalmente nel suo sito web la scorsa estate, diceva: «Sabato 25 giugno sono stato portato d’urgenza all’ospedale per un acuto dolore addominale. Sono stato ricoverato e dopo una breve riabilitazione sono stato dimesso e sono di nuovo a casa. Dopo un breve riposo spero di poter tornare al più presto a lavorare appieno al mio ultimo libro, e al ‘Progetto genoma della dèa di Ur’». Naturalmente il suo ottimismo era anche il nostro: nonostante la grande mole di libri scritti in decenni sulla rilettura in chiave ufologica degli antichi testi sumeri, che qualcuno potrebbe definire più che esaustiva, c’erano diversi nuovi progetti verso cui Sitchin si protendeva, non ultimo la sua sfida al Museo di Storia Naturale di Londra riguardante i resti di una donna sumera di oltre 4.500 anni fa: egli era convinto che una analisi del DNA della donna avrebbe potuto rivelare tracce genetiche non umane. Gli esperti di medicina legale del Museo di Storia Naturale di Londra hanno stabilito che la regina Puabi, rinvenuta in Iraq e morta a 40 anni circa, probabilmente regnò come regina durante la prima dinastia di Ur. Sitchin sostiene che essa era qualcosa di più di una regina, cioé una “nin”, un termine sumero che tradotto significa “dea”. «Forse confrontando il suo genoma con il nostro, scopriremmo quei geni mancanti che non ci hanno voluto deliberatamente dare» affermava Sitchin. Ma se è vero che quando fai qualcosa che ti interessa il tempo passa senza che ce se ne renda conto, per lui è volato. Solo tre mesi dopo il ricovero di cui abbiamo parlato, Sitchin ha avuto una ricaduta. Non abbiamo dettagli sulla malattia, e forse non sono neppure necessari. Quello che conta è che verso la fine di ottobre, i parenti del professore hanno annunciato la sua morte avvenuta a New York la mattina del 9 ottobre 2010, chiedendo ai suoi numerosi fans di tutto il mondo di rispettare il loro dolore e di contattarli per le condoglianze solo via e-mail. Chi desidera farlo tutt’ora può scrivere ai parenti all’indirizzo tributes@sitchin.com.


«Forse confrontando il genoma della regina Puabi di Ur con il nostro, scopriremmo quei geni mancanti che non ci hanno voluto deliberatamente dare» affermava Sitchin.

L'ex presidente USA Dwight_Eisenhower nel 1952
La regina Puabi di Ur con i suoi attendenti, British Museum












Zecharia Sitchin nacque a Baku in Azerbaigian nel 1920. In seguito si trasferì in Palestina, dove imparò l’ebraico antico e moderno ed altri linguaggi europei e semitici. Lì studiò anche il Vecchio testamento e l’archeologia del vicino oriente. Dopo essersi laureato in storia economica alla London University, tornò in Israele dove lavorò per diverso tempo come giornalista e editore, per poi trasferirsi a New York nel 1952, dove visse il resto della sua vita. Fu dirigente di una compagnia di navigazione per molti anni con la moglie, che morì nel 2007, e ha avuto due figlie. Passava quindi il suo tempo libero studiando, viaggiando in antichi siti archeologici e diffondendo le sue incredibili teorie. La zona Upper West Side di New York e Broadway per Sitchin erano luoghi favolosi: passava ore a compiere ricerche presso la New York Public Library sulla 42esima strada e negli archivi del Jewish Theological Semnary di Broadway nella 122esima. Una autentica miniera da cui attingere informazioni e elaborare nuove teorie.

«Se abitassi in Florida, e non avessi una automobile, sarei già morto», ebbe a dire una volta. Odiava l’idea molto americana di andare in pensione in Florida, dove il bel tempo è una mano santa contro i reumatismi e vige il relax più assoluto. Come Woody Allen, anche il vecchio professore era ormai diventato tutt’uno con la sua amata e dinamica New York. «Sono stato in tutto il mondo occidentale e non conosco nessun altro posto al mondo nel quale una persona anziana come me potrebbe sopravvivere da sola. Alzo la mano, la mia auto arriva (un taxi, nda) e mi porta dove voglio. Posso fare una telefonata a qualsiasi ristorante o negozio e prendo ciò di cui ho bisogno in pochi minuti».

La sua giornata era scandita da ritmi precisi: lavorava sempre a qualche libro, rispondeva alle lettere dei fan, ma cadesse il mondo a mezzogiorno prendeva il suo bastone, indossava il suo cappello e il cappotto, scendeva con l’ascensore al piano terra, chiamava un taxi e si faceva accompagnare al Cafe Eighty Two di Broadway, dove pranzava, in genere in compagnia di alcuni amici della sua età. Ci fa piacere immaginarlo ancora là, a mangiare qualcosa di caldo in una giornata invernale, scherzando e parlando con i suoi vecchi compagni.



Autore prolifico e ricercatore instancabile


Sitchin ha scritto un numero incredibile di libri di archeologia misteriosa, ed è colui che ha reso famoso il discorso sugli Anunnaki e sul dodicesimo pianeta, Nibiru. I suoi detrattori (nonché colleghi sumerologi e accademici) lo accusavano di dare una interpretazione troppo fantasiosa e poco scientifica di alcune tavolette sumere, da tempo ormai catalogate e interpretate in maniera ben differente da come faceva Sitchin. Secondo il professore, la civiltà dei Sumeri, una delle prime e più importanti della Terra, fu creata e poi influenzata da una razza di colonizzatori alieni, definiti Anunnaki, proveniente dal pianeta Nibiru, un ipotetico 10° pianeta del sistema solare (dodicesimo se si considerano pianeti anche la luna e il sole, come facevano gli antichi), a noi invisibile per via del suo lunghissimo periodo di rivoluzione attorno al sole: circa 3600 anni.

Stando a quando Sitchin scrisse sia nel suo bestseller del 1976 “Il dodicesimo Pianeta” (giunto ormai alla 45° ristampa) e nei libri seguenti, questo pianeta Nibiru, era la patria di una razza di extraterrestri tecnologicamente evoluti e dall’aspetto umanoide chiamati Anunnaki. Durante un momento di avvicinamento alla Terra avvenuto 450.000 anni fa, essi discesero sul nostro pianeta con delle astronavi alla ricerca di minerali, specialmente di oro, che individuarono in alcune miniere in Africa. Naturalmente anche tra gli Anunnaki c’erano differenze sociali, e presto i minatori alieni si lamentarono con i loro capi delle massacranti condizioni di lavoro, arrivando addirittura a rivoltarsi contro i comandanti della spedizione. Per risolvere la situazione, i genetisti Anunnaki prelevarono alcuni esemplari di homo erectus e mescolarono il loro DNA stellare con quello degli uomini primitivi, allo scopo di creare una razza di schiavi che compiesse il lavoro duro nelle miniere per loro. Naturalmente le cose anche lì si guastarono alla fine, dato che alcuni Anunnaki iniziarono ad accoppiarsi con gli umani e a considerarli ben più che semplici schiavi…



Alcune pagine dei presunti documenti del Progetto Aquarius
Ricostruzione ipotetica di Nibiru





Un’altra delle teorie di Sitchin riguardava il fatto che durante una delle antiche “guerre tra dèi” vennero probabilmente usate armi nucleari, come quella definita il “vento maligno” nell’antico cantico “Il lamento di UR”, che descriveva appunto la distruzione della città di Ur avvenuta attorno al 2000 a.C. Sitchin affermò inoltre che i testi biblici così come li conosciamo derivano in gran parte dai più antichi testi sumeri. Quest’ultima affermazione di Sitchin è in genere ritenuta credibile anche da molti archeologi e storici, il problema che ne scaturisce però è religioso. Situare l’origine dei testi biblici al di fuori della cultura israelitica, è in sintesi un affronto per la tradizione religiosa ebraica più conservatrice.

Lo stesso Sitchin in vita ebbe non pochi problemi all’interno della comunità ebraica di cui faceva parte, e non di rado dovette sottolineare come lui facesse un distinguo preciso tra le sue ricerche e la sua fede. Il problema era che affermare l’esistenza di un parallelismo tra i testi sumeri e quelli ebraici era un po’ come dire che lo Jahvé biblico avrebbe potuto forse essere un visitatore extraterrestre (o più di uno, se si interpretano alcuni passi della Bibbia in cui Dio si definisce “gli Elohim”). Il ricercatore italiano Mauro Biglino, nel suo libro Il libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia, ha delineato molto chiaramente questa teoria, che se confermata getterebbe il mondo religioso nel caos, dato che la l’Antico Testamento è sacro non solo per Cattolici e Ebrei ma anche per i Musulmani.



Nella tavoletta sumera, in alto a sinistra appare il nostro sistema solare, però con un pianeta in più: è forse Nibiru?


Per questo motivo Sitchin si è sempre tenuto fuori dalla disputa religiosa, affermando velatamente che esistevano parallelismi, ma si è sempre ben guardato dal definire Jahvé o gli angeli dell’Antico Testamento dei visitatori extraterrestri. Ma è ovvio che alla fine stiamo parlando di questo. Così come sembra che l’idea di un possibile ritorno di Nibiru, o comunque vogliamo chiamare il “pianeta degli dèi”, avrebbe talmente allarmato la Specola Vaticana da fargli costruire di recente nuovi e più potenti (e costosi) telescopi, tutti puntati verso le stelle. Il ritorno dei nostri antichi padri “celesti” sarebbe letto da tutte le religioni del mondo come una sorta di “Parusia”, un ritorno messianico che potrebbe preludere a un temibile Armageddon, un futuro cataclisma causato forse dalle potenti onde gravitazionali di Nibiru, o più probabilmente dal prevedibile scambio di confetti nucleari tra il governo terrestre e quello alieno in arrivo. È noto che i militari sono di natura sospettosa, e probabilmente prenderebbero con poca simpatia il ritorno degli antichi padroni stellari. D’altro canto anche nel film Stargate, largamente ispirato dai libri di Sitchin, la prima cosa che i militari portarono sul pianeta alieno era un ordigno nucleare. Ma si tratta solo di fantascienza, giusto?


Un’altra delle teorie di Sitchin riguardava il fatto che durante una delle antiche “guerre tra dèi” vennero probabilmente usate armi nucleari, come quella definita il “vento maligno” nell’antico cantico “Il lamento di UR”, che descriveva appunto la distruzione della città di Ur avvenuta attorno al 2000 a.C.

Un taxi per le stelle


Le teorie di Sitchin sono ormai famose da anni e non è questa la sede più adatta per parlarne, incoraggiamo però chi ancora non conoscesse la sua opera a cercare in libreria qualcuno dei suoi numerosi e affascinanti lavori. Di sicuro non tutte le teorie di Sitchin erano perfette, persino alcuni dei suoi ex pupilli, come Alan Alford, lo criticarono su alcuni punti. Ma è certo che Zecharia Sitchin è stato il primo a rendere popolare a livello mondiale il discorso degli antichi astronauti Anunnaki provenienti da Nibiru, il decimo pianeta. E se un giorno riusciremo anche a migliorare le sue teorie, e a vedere ancora più lontano e con maggiore chiarezza, sarà solo perché ci siamo appoggiati sulle spalle di un gigante. Ora Zecharia ci guarda dall’alto, da quelle stelle che ha inseguito tutta la vita, e avrà scoperto tutta la verità sul Pianeta degli dèi. Per noi, ci vorrà ancora diverso tempo.



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